Quando l'host diventa guest son dolori!

Quando l’host diventa guest son dolori. Art and Books chiude per il periodo estivo, perché Milano non è molto vivibile in estate e perché anche gli host hanno bisogno di vacanze. Da appassionata del mio mestiere, però, ho deciso di investire il mio tempo libero in uno “stage autofinanziato” sull’arte di ospitare all’estero, a cominciare dal recente soggiorno in Norvegia.

Considerazione generale 1- da host: quando sai non puoi far finta di non sapere. Puoi, certamente, esercitare l’autocontrollo delle buone maniere; puoi mettere in campo un sano spirito di adattamento utile tanto ai tuoi compagni di viaggio (specie nei tour organizzati) quanto al tuo umore, poiché l’insoddisfazione permanente ti fa venire la bocca all’ingiù, soffoca la curiosità, ti impedisce di goderti la sorpresa della scoperta che ogni viaggio ti può regalare. Ma: i vetri sporchi, gli asciugamani sbrindellati, il piumino che mantiene la memoria olfattiva del precedente ospite sono shock dai quali ci si riprende a fatica!

Considerazione generale 2- da guest: è vero che assumere le abitudini del paese che stai visitando è cosa buona, tuttavia prendere d’assalto il buffet della colazione come se fosse il primo e ultimo breakfast della tua vita è un poco patetico, soprattutto quando si fanno due giri di salsiccette, bacon, uova strapazzate, fagioli e pomodori fritti.

E veniamo alla mia esperienza di host/guest in hotel norvegesi tre, quattro stelle.

Cos’hanno i norvegesi contro lo shampoo? Mai trovato uno in nessuno dei cinque hotel dove ho pernottato. E non ditemi che quel liquido oculatamente dosato dai dispenser nelle doccia funziona anche come shampoo, salvo per chi è un cultore delle cotonature.

Perché, se un hotel ti offre al buffet un salmone marinato da urlo, deve proporti anche una stanza da urlo di Munch?

Come mai l’adorato bollitore si trova così raramente? Uno su cinque, nella mia esperienza. In un paese dove la notte non viene mai (o dove, al contrario è quasi sempre notte) poterti preparare una bevanda calda e sorbirtela in santa pace in pigiama è molto confortevole.

E, infine, perché le singole sembrano delle celle di monaci? Se uno viaggia solo non è detto che lo faccia per fustigarsi. Il letto incassato tra la finestra e la rientranza della doccia con un lato bloccato dal muro fa una gran tristezza.

Del resto, par di capire, i norvegesi non sono precisamente dotati di uno sfavillante senso dell’umorismo. Almeno sono puliti…Si dice sempre così quando ci si sta accontentando del minimo sindacale o giù di lì. Che peccato, però.