La lingua speciale che ci inventiamo ogni volta per intenderci con l'altro

La lingua speciale che ci inventiamo ogni volta per intenderci con l’altro è un esercizio di continua co-creazione di cui gli host di bed and breakfast possono considerarsi degli specialisti.

Quante lingua straniere parli? Sappi che l’ospite esotico è sempre sul punto di arrivare! Hai studiato un un inglese pulito e corretto? Arriva una scozzese o un australiano e già sei in difficoltà. E questo è niente! Che mi dici della polacca, del turco e della coppia di russi?

Troppo facile liquidare la questione con un’alzata di spalle: “tanto c’è sempre l’inglese”, che poi a voler essere precisi è globish, un dialettone planetario che somiglia un poco all’inglese con un lessico fantasioso e la cadenza della lingua madre di ciascuno. Qualche giorno fa in metropolitana mi sono divertita a origliare il discorso di uno spagnolo che parlava un inglese a raffica di mitraglia con tutte le s e r tipiche della sua lingua madre.

E fin qui ci siamo, più o meno. Laddove non arrivi con le parole ti spieghi, o almeno tenti, con i gesti e le azioni concrete, come condurre gentilmente l’ospite verso la lavatrice facendo no col dito per scongiurare la possibilità che ci infili tutto insieme il contenuto della sua sacca da viaggio!

E quando nemmeno i gesti sono spendibili? Provato a comunicare con un cinese che fa “il pesce in barile”? Ti guarda attonito (forse, perché anche l’espressione di un volto con caratteristiche somatiche differenti da quelle cui sei abituato può mandarti in cortocircuito!). Pare conciliante e cortese. Poi si inchina e prende a fare esattamente ciò che gli spiegavi di evitare, come mettere il tè direttamente nel bollitore elettrico.

“E per fortuna che solo il 7% della comunicazione passa attraverso le parole!” pensi mentre fai l’ennesima scorta di carta igienica che – dimostrato empiricamente – è l’articolo di gran lunga più utilizzato dagli ospiti, specie quelli che usano il bidet come piano d’appoggio per i beauty-case. 

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