Itinerario 2/ dalla Fabbrica del Vapore all'Isola: la Milano della Belle Époque

Itinerario 2/ dalla Fabbrica del Vapore all’Isola: la Milano della Belle Époque. Una Milano che cresceva in fretta verso l’industrializzazione e cambiava a vista d’occhio, soprattutto in questa zona, allora periferica, che i milanesi del centro avrebbero definito ariusa chissà se per indicare che in questa zona c’era più aria e meno costruzioni oppure – c’è da scommettersi – perché chi veniva da qui si dava arie da milanese, ma in realtà era un paesanotto.

E in effetti ai tempi dell’unificazione dell’Italia questa era un area periferica, tant’è che si decise di costruirci un cimitero, il Monumentale (1867).

Nel 1899 aprì in vLa storiaia Messina 9 la Ditta Carminati, Toselli & C.fabbrica di  “materiale per costruzione, riparazione, vendita di materiale mobile e fisso per ferrovie, tramvie e affini” che nel 1907 si trasferì nella sede di via Procaccini, oggi nota come Fabbrica del Vapore. In quegli anni, intanto, si stava compiendo la nazionalizzazione delle ferrovie; si decise di espropriare fondi agricoli allo scopo di spianare il terreno per uno scalo merci ferroviario, lo Scalo Farini (1911) tagliando di fatto fuori un intero quartiere – manco a dirlo, operaio – che da allora si chiama  Isola. 

Nel 1912 arrivò il Deposito Messina – maiuscole d’obbligo – il celeberrimo edificio simbolo dell’architettura industriale in ferro adibito a deposito dei tram, tuttora in attività nell’omonima via.

Casa Guastalla Facciata di Piero Portaluppi 1913.
Fondazione Portaluppi Milano

Nel 1913 un giovane architetto, Piero Portaluppi, ricevette l’incarico di progettare la facciata di Casa Guastalla in via Messina 8- dove oggi si trova AnB B&B – costruita sul terreno dove dal 1887 sorgeva un deposito di legname – forse collegato alla attività della fabbrica antistante.

L’epoca d’oro della zona durò più o meno un secolo. Alla fine degli anni ’60 del Novecento le fabbriche cominciarono a trasferirsi altrove. Era la fine del boom post bellico. Molti edifici furono abbandonati a un lento degrado. All’Isola sorsero brutte costruzioni di uffici (via Ugo Bassi), oggi in parte inutilizzati (via Alserio) a testimoniare la fine di una seconda epoca dell’economia, quella cosiddetta dei servizi e del terziario.

Oggi, secolo XXI, qui sta fiorendo la smart city: coworking e startup alla Fabbrica del Vapore; sharing economy dei B&B; food district alla Stazione Garibaldi; movida e residenti radical chic in Isola. Sono cambiate le parole, oltre all’immaginario – per esempio il Bosco Verticale.

Mi piace pensare che mia nonna – nata in piena Belle Époque dove ora sorge lo scalo Farini,  maritata alla Chiesa della Fontana e prestinaia per amore in una bottega di via Pietro Borsieri angolo Porro Lambertenghi – sentendo parlare di “bosco verticale” avrebbe immaginato, forse, una foresta primordiale, certamente non una coppia di grattacieli nel cuore del suo quartiere.

Un desiderio e una speranza: che questa nuova Belle Époque non degradi come le passate poiché noi avremo imparato ad avere cura delle cose.

Se imparom nagòta da una sconfitta voeur di che ne meritom un’altra.