Expo e cambiamenti di prospettiva

Milano e la prospettiva dell’Expo.

E’ tutto un fiorire di iniziative e convegni, dibattiti, tavoli e tavole rotonde, associazioni, reclutamenti, formazione. Ogni tanto nel sogno irrompe qualche notizia poco edificante circa il funzionamento dei cantieri oppure un articolo di quotidiano sui prezzi esorbitanti degli alberghi.

Nel frattempo i cittadini, quelli che si incontrano sui mezzi di trasporto pubblico, al supermarket, alla posta fanno la faccia lunga e la bocca tirata in una smorfia di perplessità quando sentono nominare l’Expo.

Eppure si parla di venti milioni di visitatori. Un’invasione pacifica di persone provenienti da tutto il mondo con i loro sandali, le loro macchine fotografiche& aggeggi multimediali,  i loro bisogni di ospitalità e il desiderio di portarsi a casa almeno un souvenir da Milano, la più “sciccosa” delle città italiane.

I taxisti si immaginano i sei mesi dell’Expo come il grande ingorgo che caratterizza la città nel periodo del Salone del Mobile in primavera. I negozianti si stanno domandando se crederci o no.

Nessuno sa come andrà ma si può prevedere che alle prime avvisaglie di successo molti cercheranno di salire sul treno in corsa come nei film western per poi, a novembre 2015, appuntarsi sul petto la medaglia di sceriffo!

E se invece provassimo a crederci prima? Se per esempio considerassimo questa dell’Expo un’opportunità per provare a scrivere qualcosa di autentico (non nuovo, la ricerca della novità è la pratica più vecchia del mondo) su una pagina bianca?

Potremmo esercitarci a allacciare relazioni partendo dal microcosmo di ciascuno di noi. Pensarci, tutti noi milanesi , come delle guide della nostra città e cominciare a guardarla con occhi differenti scoprendo a nostra volta di conoscerla poco o per niente.

Al momento non è dato sapere realmente quale sarà il ritorno economico dell’Expo su Milano e sull’Italia, tuttavia se ritrovandoci con tante persone differenti in giro per la città cominciassimo a interessarci a loro e a parlarci avremmo fatto un salto di qualità che da solo vale parecchi punti di PIL.